martedì 28 Maggio 2024 - 15:06

Architettura patrimonio dell’Umanità a Le Havre

Storia – C’è una nuova destinazione turistica nel cuore della Normandia a un paio d’ore da Parigi, una perfetta unione tra architettura, patrimonio storico e paesaggi spettacolari: è Le Havre dal 2005 dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO.
La città è di origini abbastanza recenti: tutto cominciò con Havre de Grace, il porto sull’Oceano voluto e costruito nel 1517 da Francesco I re di Francia, per accorciare la navigazione che prima lentamente risaliva il corso navigabile della Senna fino a Rouen e quindi a Parigi.
Fino alla rivoluzione francese il porto conobbe un grande sviluppo economico legato al commercio coloniale internazionale di caffè, cotone, legname che arricchì la città: lo sviluppo fu anche urbanistico per la costruzione dei Docks, i magazzini portuali nella parte meridionale.
Poi per oltre cinquant’anni la città fu uno dei più importanti porti transatlantici, frequentato da emigranti di tutta Europa e passeggeri che andavano a cercare fortuna in America. Il collegamento veloce con Parigi all’epoca delle primissime ferrovie alla metà dell’Ottocento, fece di Le Havre una località balneare molto ricercata in cui gli sport nautici sono di casa ancora oggi.
Vi si tiene infatti una impegnativa manifestazione velistica internazionale sulla rotta del caffè, la Transat Jacques Vabre (www.transatjacquesvabre.org), transatlantica in doppio a cadenza biennale con arrivo a Salvador de Bahia in Brasile dopo aver percorso un totale di 4350 miglia nautiche.
Architettura – La seconda guerra mondiale segnò una pagina terribile per la storia della città, distrutta per oltre l’80% dai bombardamenti alleati del settembre 1944. La ricostruzione del primo dopoguerra durata dal 1945 al 1964, fu un’operazione senza precedenti, affidata all’architetto parigino, ancorché di origini belghe, Auguste Perret, considerato da Le Corbusier il suo maestro.
L’anziano architetto, attivo già a inizio secolo nell’epoca dell’Art Nouveau, aveva una competenza straordinaria ed un sogno nel cassetto. Era abilissimo nel cemento armato, materiale relativamente nuovo all’epoca, che nelle sue mani si trasformava in modo straordinario.
Mai dire mai: avrebbe sempre voluto fare l’urbanista, disegnare città, ma solo la straordinaria coincidenza di una guerra e di una città rasa al suolo e trasformata in cumuli di macerie gli permise di tirare fuori dai cassetti vecchi progetti e vecchie idee e darne una realizzazione spettacolare.
Coadiuvato da un gruppo di ben un centinaio di architetti Perret realizzò in pochi anni un processo titanico, simbolo della rinascita dell’intera Francia: un complesso di edifici di straordinaria omogeneità e coerenza, che ancora oggi esprimono tutte le molteplici declinazioni di un nuovo messaggio architettonico della città contemporanea.
In particolare, vie ad angolo retto, viali, piazze e giardini. Gli edifici poi costruiti nel tempo da vari architetti sono simili, ma non uguali, assai coerenti nell’aspetto esterno e anche negli interni, perché Perret aveva un occhio per l’estetica e l’altro per l’abitabilità e funzionalità degli appartamenti.
L’appartamento modello che oggi si visita è il sogno di una vita ideale con abitazioni piene di luce e di spazio in soli 99 metri quadrati. Tutte le stanze comunicano tra loro e sono illuminate dalla luce naturale da due lati.
Lo spazio è sfruttato al millimetro: l’arredamento-tipo negli anni ’50 proponeva armadi a muro integrati nelle camere, servizi igienici e bagni interni, elettrodomestici in cucina, cortili verdi per i bambini, la realizzazione del sogno democratico di offrire una casa a tutte le famiglie in un’epoca improntata da grande ottimismo e fede nel miracolo economico.
In pieno centro davanti alla piazza del municipio, dalla cui alta torre si può cogliere al meglio l’impianto urbanistico della città e orientarsi all’inizio della visita, corre rettilinea e percorsa da linee di tram l’avenue Foch, che congiunge la stazione alla spiaggia annunciata da due edifici maestosi contrapposti denominati Porta dell’Oceano.
Più ampia degli Champs Elysées parigini questa lunga passeggiata ed asse di scorrimento cittadino è attorniata da palazzi più importanti, dai tocchi neoclassici con colonne e capitelli che variano da un isolato all’altro e danno un’aria maestosa ma perfettamente in tono con gli altri edifici del centro.
Ma Perret, che morì ottantenne nel 1954 prima di vedere realizzata l’intera opera di ricostruzione, aveva un ultimo desiderio, ringraziare Dio dell’opportunità inaspettata che gli fu concessa in vecchiaia. Attraverso l’edificazione di un’imponente nuova chiesa in cemento armato in pieno centro, davvero fuori dal comune e di dimensioni gigantesche, una delle più notevoli realizzazioni del XX secolo in Francia.
Il caleidoscopio di pietra della chiesa di Saint-Joseph è inconfondibile già da lontano, visto sia dalla terraferma che dal mare. Con un aspetto che ricorda i grattacieli di New York, il suo campanile alto 107 metri su una pianta quadrata celebra la rinascita della città e ne è diventato il simbolo.
L’architetto di origine belga ha qui saputo donare al cemento una leggerezza inaspettata e la complicità tra il poeta del cemento e l’artista del vetro Marguerite Huré ha creato la grande magia di una torre-campanile dove 12.768 piccoli pezzi di vetrate multicolori illuminano l’interno di colori cangianti durante la giornata e regalano i visitatori un’emozione mistica.
La storia continua – Ma non c’è solo la firma di Perret del paesaggio urbanistico di Le Havre. La città si è data una vocazione architettonica segnata da interventi di altri grandi interpreti dell’architettura mondiale. Trent’anni fa Oscar Niemayer, il longevo architetto brasiliano amante delle linee curve morto a 105 anni nel 2012, affascinato a sua volta dal cemento armato progettò a due passi dal municipio ed in mezzo al quartiere ricostruito nel dopoguerra, il Vulcano, un centro culturale, teatrale, scenico con annessa una tra le più originali biblioteche di Francia, le cui linee curve dialogano da vicino con l’ortogonalità di Perret.
E più recentemente portò il suo contributo a Le Havre anche l’archistar francese, Jean Nouvelle con la piscina ed i bagni dei Docks, un’opera unica ultraminimalista all’esterno, che nel quartiere universitario racchiude una vasca olimpionica all’aperto e giochi d’acqua, piscine, vasche ludiche, idromassaggi, saune e una Spa all’interno. Ispirato alle terme romane, il complesso acquatico affascina ogni tipo di pubblico.
Ristorazione – Proprio davanti al Vulcano ed a pochi passi dalla chiesa di Saint-Joseph è ubicato il ristorante Le Grignot, specialista in piatti di frutti di mare, una delle birrerie più note della città. Aperto tutto l’anno fino a mezzanotte si presenta con tre sale accoglienti per una capacità di 130 coperti: particolarmente gradevole è la grande terrazza vetrata panoramica in stile parigino.
La cucina è prevalentemente di pesce, ma anche di carne, raffinata ed con uso di prodotti bio possibilmente a chilometro zero, pesca del giorno, ricette tradizionali normannee desserts fatti in casa.

it.france.fr
it.normandie-tourisme.fr
www.lehavre-etretat-tourisme.com
www.legrignot.fr

Testo e foto di
Leonardo Felician

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