La cucina tipica del Salento è umile e povera, ma molto nutriente e ricca di sapori, specchio delle tante dominazioni che si sono avvicendate in queste terre lasciando tracce indelebili nell’arte culinaria e nella gastronomia. Una cucina fatta di cibi semplici ma resa saporitissima anche all’impiego di tante spezie tipiche della macchia mediterranea.
L’abbraccio tra i sapori del mare con quelli della terra rendono unica la cucina salentina. Andare a scoprirla nelle trattorie di paese oppure nei ristoranti più rinomati per stupire il palato con il sapore intenso dei piatti della tradizione.
Perchè la scoperta del Salento inizia proprio a tavola. Da non perdere la vera zuppa di pesce, specialità delle località costiere. Mentre, se si preferisce la carne, non c’è che l’imbarazzo della scelta tra involtini, salsicce e salumi, preparati nei templi della tradizione culinaria.
Mentre sono centinaia le masserie didattiche e gli agrimusei, antiche dimore rurali immerse nella campagna in cui l’ospitalità è di casa. È la natura a fare scuola a grandi e piccini, nei laboratori all’aperto, dove si educano i sensi a godere dei sapori
dimenticati. Inebriarsi del profumo delle erbe aromatiche, seguire il ciclo dell’olio e del latte: la natura non ha più segreti.
L’agriturismo in Salento è uno stile di vita. Immaginare di addormentarsi cullati dal canto dei grilli e risvegliarsi con calma per assaggiare il pane ancora caldo, cotto nel forno a legna e condito con la marmellata fatta in casa. È questo il sapore di una vacanza trascorsa in campagna, scandita dai ritmi lenti della natura, sotto le volte a stella di un’antica masseria, di un accogliente hotel dotato di tutti i servizi, tra boschi rigogliosi, distese di campi coltivati, oliveti e filari di vite a perdita d’occhio.
Così, un itinerario per andare alla scoperta della vera essenza di questa parte di territorio pugliese, può iniziare sul
litorale adriatico della penisola salentina. In particolare da Otranto che è posizionata nel tratto di costa più orientale d’Italia, abbarbicata su uno sperone roccioso a picco sul mare. L’Unesco ha riconosciuto al “Borgo antico di Otranto” il titolo di patrimonio culturale in quanto “Sito messaggero di pace”. Così, per approfondire la conoscenza di Otranto, si può percorrere il Lungomare degli Eroi, posto ai piedi del borgo antico. Quindi, superato il monumento dedicato ai Martiri, si scendono le scale ed attraversando Porta Alfonsina si entra nella città vecchia, in cui meritano una visita il maniero aragonese e la cattedrale con il prezioso pavimento musivo e le reliquie degli 800 Martiri, trucidati dai Turchi nel 1480. Mentre, fuori dal centro abitato ci si lascia incantare dal laghetto verde smeraldo
incastonato tra le collinette color corallo della cava di bauxite ed il maestoso faro di Punta Palascìa. Quindi, Porto Badisco mitologico approdo dell’eroe Enea, custodisce i pittogrammi che affrescano le pareti della Grotta dei Cervi, definita per la sua bellezza, la “Sistina del Neolitico”. Per trascorrere un periodo di vacanza, tra storia, mare e tradizioni culinarie, si può soggiornare al Basiliani Resort&Spa, una struttura ricettiva accogliente e con servizi di qualità tra cui spicca il Melograno Beauty&Spa, tra trattamenti benessere e momenti di relax (www.basilianiresort.com). La struttura è parte del Gruppo alberghiero CDS Hotel, che possiede strutture e villaggi turistici nelle più belle località storiche e marittime della Puglia (www.cdshotels.it).
Invece Acaya è una frazione di Vernole (Le) nel cuore del Salento. Il piccolo centro è un esempio di città fortificata, con schema viario a maglia ortogonale, dell’Italia Meridionale del XVI secolo. Una visita merita anche il castello che
sorge nel luogo in cui sorgeva il piccolo insediamento medievale di Segine, di proprietà dei dell’Acaya, centro che nel 1535 mutò nome in Acaya, proprio dal nome della famiglia baronale. E per assaporare i prodotti tipici ed i piatti della più genuina tradizione salentina, si può effettuare una gustosa sosta alla trattoria Acaya, in via Rugge, 13 (0832861104).
Mentre Ceglie Messapica (Br) che vanta il riconoscimento di città d’arte e terra di gastronomia e tra l’altro sforna il celebre biscotto cegliese tutto da gustare, è tra le più antiche della regione, in quanto fondata attorno al XV secolo a. C. ed è incastonata nella parte meridionale dell’altopiano delle Murge, tra la Valle d’Itria ed il Salento.
Su di un colle si erge il castello ducale accanto al quale svetta la torre normanna. Per volere della famiglia Sanseverino, il maniero acquisì nel XV secolo le fattezze di una dimora nobiliare tempestata di vessilli gentilizi e affreschi.
Nel centro storico, le architetture dei palazzi svelano l’anima signorile di Ceglie, dal settecentesco Palazzo Allegretti che, affacciato su piazza Vecchia, ospita la Pinacoteca Emilio Notte e la biblioteca comunale, a Palazzo Epifani, a
ridosso del castello, fino al bugnato, costituito da un insieme di quei risalti lasciati ad arte nelle pietre della cortina esterna di Palazzo Vitale.
Mentre, consacrata all’Assunta, la Collegiata è sorta sulle vestigia della vecchia acropoli, per poi indossare una veste barocca nel ’700. Di origine messapica, Ceglie è circondata da terrazzamenti ricchi di trulli e muretti a secco mentre un trionfo di stalattiti e stalagmiti drappeggia le Grotte di Montevicoli, situate a un chilometro dal centro abitato. Nel caratteristico paese funziona anche una prestigiosa Scuola di cucina; si tratta della Med Cooking School (www.medcookingschool.it ), che collabora con la prestigiosa Scuola di Cucina italiana ALMA di Colorno (Pr), diretta dal rettore, Gualtiero Marchesi. Ed un esempio di splendida struttura vocata al turismo rurale
è costituito dalla Masseria Casina Vitale (www.masseriacasinavitale.com ), in cui il corpo centrale della costruzione è composta da dimore agricole adesso riconvertite in accoglienti camere.
E Salice Salentino è un importante centro agricolo, che deve il suo nome a un’antica foresta di salici. Cuore del piccolo borgo antico è piazza Plebiscito, con l’elegante profilo barocco della Chiesa Matrice dedicata all’Assunta, mentre a pochi passi in via Umberto I, si stagliano il Convento e la Chiesa della Visitazione, edificati nel Cinquecento. Ed una visita, in tempo di Natale, merita anche il caratteristico presepe artistico poliscenico, una suggestiva ambientazione scenica realizzata con maestria da Francesco Spagnolo (www.presepesalice.it). Mentre, ai margini della strada che conduce a Taranto, è splendidamente conservato l’antico
Castello Monaci (www.castellomonaci.com), attualmente utilizzato per eventi e ricorrenze e sede del Museo del Vino della Terra d’Arneo, oltre ad avere nelle Scuderie la disponibilità di alcune stanze per il soggiorno. Nel borgo, per una sosta fatta di accoglienza ed ospitalità squisite, oltre a disporre di servizi ricettivi di qualità, è possibile soggiornare presso Villa Donna Lisa (www.villadonnalisa.com). Invece, per un ottimo assaggio di piatti proposti in gustose rivisitazioni culinarie pugliesi, una sosta merita Milo Ristorante in via F. Marangi, 46 (3382878077). Oppure, di poco fuori il borgo, sulla SP Salice-Veglie, si può visitare l’Azienda Agrituristica Salentolandia, in cui è possibile anche accedere all’annesso Parco tematico “Salento in miniatura”, dove si possono ammirare le perfette riproduzioni di territori,
luoghi e monumenti del Salento (www.salentoinminiatura.it).
Quindi Cavallino (Le) è un importante insediamento messapico che cela preziosi reperti archeologici della storia del Salento. Sulla scia delle scoperte del duca Sigismondo Castromediano, una vasta area con testimonianze databili tra l’VIII e il VI secolo a.C. è stata sottoposta a tutela già nel secolo scorso. Nasce così il Museo diffuso di Cavallino, gestito in collaborazione con l’Università del Salento. Nel cuore del paese, a dominare la piazza con la sua merlatura, il bastione ed il nobile prospetto è il palazzo Baronale-marchesale, dimora dei signori di Cavallino, i Castromediano-Limburg. Sulla piazza si affaccia anche la chiesa parrocchiale dell’Assunta con il suo campanile, secondo per altezza solo a quello del Duomo leccese. Interessante è anche il Convento dei Padri Domenicani edificato nel Seicento in
stile rinascimentale, attuale sede della scuola d’eccellenza l’Istituto Superiore Universitario di Formazione Interdisciplinare (Isufi) dell’Università del Salento. E per una sosta gourmet è possibile gustare ottimi piatti della tradizione presso il ristorante In Via Roma, con annesso pastificio da cui è consigliabile uscire dopo avere acquistato ottima pasta artigianale nei formati tipici salentini (www.ristorantepastificioinviaroma.it).
Ed Oria (Br), situata sulle colline dell’Alto Salento, insignita con la Bandiera Arancione, è dotata di un’impronta urbanistica caratteristica essendo divisa in quattro rioni. Il rione Castello che comprende il castello voluto da Federico II che svetta in posizione panoramica incorniciato da torri e merlature sviluppandosi attorno a piazza d’Armi in cui si apre una cripta basiliana. Nei dintorni si dispiega il dedalo di viuzze, scalinate e case imbiancate del centro storico.
Mentre il rione Judea era un tempo abitato dalla colonia ebraica, il rione Lama è situato sulla pianura verso la quale confluivano le acque defluenti dalle zone più alte della città. Infine, San Basilio sorge sul colle in cui il santo stabilì la prima chiesa oritana di rito greco. Da non perdere il viaggio nei fasti federiciani con il Corteo storico ed il Torneo dei Rioni (la cui 52^edizione è in programma l’11 e 12 agosto 2018). Così, per gustare piatti tipici di questo suggestivo borgo, merita una sosta il ristorante Vecchia Oria, in Vico rotto Milizia, 3 (0831845880).
Invece la città di origini antichissime, Nardò, custodisce preziose testimonianze della sua storia già dall’epoca dell’insediamento dei messapi. Da non perdere la Cattedrale, la Chiesa di San Domenico, tra le massime testimonianze di barocco leccese ed il Castello degli Acquaviva, sede del Municipio a cui si giunge camminando sull’antico basolato. Invece, la campagna neretina, tra ulivi secolari e distese di vigna, è costellata da masserie, molte delle quali fortificate. Lungo la costa, impreziosita dal Parco di Portoselvaggio e Palude del Capitano con la grande
pineta che si estende in riva al mare, svettano imponenti torri d’avvistamento. Ed a soli 7 chilometri di distanza, il mar Ionio bagna tra le altre, la frazione di Santa Maria al Bagno, in cui è situato il Grand Hotel Riviera che, oltre a servizi eccellenti e cucina raffinata, propone anche momenti di benessere e relax (www.cdshotels.it).
Ed ancora, Supersano, posta nel cuore del Salento, è costellata da antiche masserie e serba un passato ricco di storia e testimonianze archeologiche custodite nel Museo del Bosco. Abbracciata da ulivi centenari e millenari, trae il nome dal latino “super sanum” per indicare la salubrità dell’aria in cui si estendeva il bosco Belvedere. Mentre, nel centro storico spicca il castello risalente al periodo normanno,
rimaneggiato durante il Rinascimento. Procedendo all’interno del centro storico, si incontra la chiesa madre edificata nel XVIII secolo e dedicata a San Michele. Mentre databile al ’500, è il santuario della Beata Vergine di Coelimanna che cela una chiesa rupestre in cui ammirare pitture bizantine. Invece, fuori dal centro abitato, sono da scoprire le tracce di un villaggio medievale rinvenute in località Scorpo, la motta di Specchia Torricella, una fortificazione normanna su cui svetta un ulivo ed ancora, i menhir e l’antico casale di San Giacomo di Sombrino. E per una gradevole sosta, si possono gustare ottimi piatti tipici al ristorante e B&B che dispone di accoglienti camere, A Kilometrozero (www.ristorantekilometrozero.com).
Infine, Caprarica di Lecce che è insediata sul versante settentrionale della Serra di Galugnano, borgo rinomato per la pregiata produzione di olio extravergine d’oliva.
Dopo la dominazione normanna, il paese si popolò con l’afflusso degli abitanti di Roca scampati all’invasione turca e successivamente passò di casata in casata, dagli Orsini del Balzo fino ai baroni Rossi di cui attualmente si può ammirare il castello feudale.
Inoltre, pregevoli sono la Chiesa del Crocifisso, con l’altare maggiore impreziosito da un interessante crocifisso ligneo e la cinquecentesca Cappella della Madonna del Carmine.
Mentre l’anima più antica del paese è emersa in seguito agli scavi archeologici di piazza Vittoria, che hanno riportato alla luce reperti risalenti all’età messapica, una vasta area cimiteriale, databile intorno al XIII secolo e l’impianto di una nuova chiesa, risalente al XIV secolo. Per approfondire la conoscenza di questo borgo e del territorio circostante si può trascorrere un periodo di soggiorno presso l’Azienda agrituristica Masseria Stali, che dispone anche di un ristorante con forno a legna (www.masseriastali.it).
(Irene Cazzanti)


















