domenica 19 Aprile 2026 - 17:51

Grandi Mostre a Roma

di Leonardo Felician

La primavera è stagione di mostre e le grandi città d’arte italiane sono palcoscenico privilegiato non solo per i visitatori da tutta Italia, ma anche per l’imponente flusso dei turisti stranieri. E tra queste città di Roma naturalmente è in prima fila. 
Faraoni al Quirinale
– Fino al 3 maggio a Roma, nella prestigiosa sede delle Scuderie del Quirinale, va in scena una grande mostra che sta registrando spesso il tutto esaurito, soprattutto durante i fine settimana in cui è indispensabile la prenotazione: si intitola “Tesori dei Faraoni” e riunisce 130 manufatti di eccezionale valore, giunti per la prima volta in Italia dal Museo del Cairo in Egitto, con lo scopo di offrire e rendere accessibile un ampio affresco di una delle civiltà più antiche del mondo, nata lungo il Nilo intorno al 3200 a.C.
Il percorso espositivo con un agile commento bilingue sala per sala ripercorre questa lunga storia, mettendo in luce il ruolo centrale dei faraoni e le competenze sviluppate nell’antico Egitto in ambiti come medicina, astronomia, arte, architettura e letteratura.
I reperti, concessi in prestito dal Museo Egizio del Cairo, dal Museo di Luxor e dalla Città d’Oro sulla riva occidentale del Nilo, restituiscono una visione articolata del rapporto dei faraoni con la vita e con la morte.
L’itinerario si apre proprio con il tema dell’oltretomba e prosegue con le concezioni religiose e la devozione verso dèi e dee che influenzavano ogni aspetto dell’esistenza.
Spazio anche alla recentissima scoperta della Città d’Oro del 2021, rappresentata da una selezione di oggetti che testimoniano la vita urbana e artigianale dell’epoca.
La mostra si chiude con uno sguardo alla struttura sociale dell’antico Egitto, dalla classe dirigente fino al popolo, offrendo una chiave di lettura del successo di una civiltà che ha lasciato un segno duraturo nella storia dell’umanità.
Si possono ammirare, in un suggestivo allestimento su due piani, quaranta preziosi manufatti in oro tra cui il celebre collare di Pseusennes I: questa straordinaria creazione è composta da una quantità straordinaria di anellini di dischetti d’oro ed è considerato uno più pesanti gioielli dell’antichità giunto fino a oggi.
Americani all’Ara Pacis – Sempre a Roma, fino al mese di aprile, con la mostra “Impressionismo e Oltre” allestita negli spazi dell’Ara Pacis è possibile ripercorrere uno dei momenti più decisivi della storia dell’arte europea attraverso una selezione di cinquantadue capolavori provenienti dal Detroit Institute of Arts, raramente esposte in Italia.
Il percorso che comprende, tra le altre, opere di Degas, Matisse, Cézanne, Picasso, Renoir, Van Gogh e Modigliani, copre un arco temporale che va dalla metà dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento, restituendo al pubblico una stagione di profonde trasformazioni, dalle prime esperienze impressioniste fino alle avanguardie del primo dopoguerra.
La mostra è anche l’occasione per una riflessione sul ruolo dei mecenati nel collezionismo privato. Nei grandi musei americani, a differenza di quelli europei, le collezioni nascono in larga parte da iniziative private: attraverso donazioni, depositi e lasciti, imprenditori e filantropi svolgono un ruolo centrale nel costruire il patrimonio artistico e nell’orientare il gusto culturale del Paese.
Il Detroit Institute of Arts è un esempio emblematico, ma non l’unico, di questo modello: a seguito delle donazioni e della visione di alcune figure chiave, il museo riesce a integrare l’arte europea moderna nel contesto americano, trasformando il collezionismo privato in patrimonio condiviso.
In questo contesto si inserisce Wilhelm Reinhold Valentiner, storico dell’arte tedesco. Arrivato negli Stati Uniti nel 1908, diviene una figura chiave della museologia americana.
Consulente dal 1921 e direttore dal 1924 al 1945 del Detroit Institute of Arts, lo trasformò in una delle istituzioni più dinamiche del Paese.
Contando sui suoi contatti europei e sulla collaborazione con influenti collezionisti del Michigan, introdusse nel museo l’arte contemporanea ed in particolare, l’Espressionismo tedesco, allora quasi sconosciuto negli Stati Uniti.
Molte delle opere in mostra a Roma provengono proprio dagli acquisti di quegli anni oppure dal lascito di Robert Tannahill, uno dei collezionisti da lui guidati.
L’incontro tra la cultura europea e l’energia della società americana prende così forma nelle sale espositive romane situate sotto l’Ara Pacis, dando vita ad una a una mostra che non delude i visitatori appassionati di arte moderna.
Nuove tecnologie al Pantheon – E’ stato aperto da pochi mesi un nuovo itinerario di visita collegato al Pantheon di Roma, uno dei più straordinari templi di epoca romana giunto intatto ai giorni nostri, luogo simbolo anche per la sepoltura di alcune delle personalità più illustri della storia italiana, appartenenti sia al mondo dell’arte che alla monarchia: tra questi la semplice tomba di Raffaello e quelle monumentali dei sovrani di casa Savoia, Vittorio Emanuele II, il Padre della Patria, Umberto I e la sua consorte Margherita di Savoia.
Il percorso denominato “Oltre il Pantheon” della durata di circa tre quarti d’ora, consente al pubblico di accedere per la prima volta agli spazi della retrostante Basilica di Nettuno, contenente aree archeologiche e architettoniche finora poco conosciute dietro la Rotonda.
L’esperienza si configura come visita tematica e immersiva che consente ai visitatori di comprendere meglio la storia millenaria del Pantheon, dai tempi romani al periodo cristiano, attraverso stratificazioni architettoniche e scenari storici.
Il racconto, che si svolge solo su prenotazione, accompagnato in piccoli gruppi, prende forma negli ambienti della Basilica di Nettuno e nell’area del Campo Marzio, spazi a lungo chiusi o percepiti come secondari, che oggi diventano protagonisti di un itinerario immersivo.
Un ruolo centrale è affidato ai materiali dell’archivio Luce Cinecittà, che riportano agli anni Trenta del Novecento, quando il monumento fu interessato da importanti restauri.
Da qui la narrazione si sposta sul Pantheon cristiano, una fase spesso sottovalutata ma decisiva per comprendere la sopravvivenza dell’edificio.
Affreschi, frammenti e ricomposizioni evocano decorazioni perdute, un ciborio alto medievale ornato da pavoni e foglie simboli di eternità, nonché l’edicola seicentesca che fino al 1960 accolse la Madonna del Pantheon.
Il fulcro dell’esperienza è però la Basilica di Nettuno. Qui una ricomposizione architettonica ed un video in 3D restituiscono l’aspetto originario dell’edificio, facendo riemergere colori, stucchi e decorazioni.
Per qualche istante, la basilica voluta per celebrare la vittoria navale di Azio torna percepibile nella sua monumentalità, ricordando l’evento che aprì ad Augusto la strada verso l’impero.
Plastici, tavoli multimediali e installazioni scandiscono il percorso, permettendo di leggere l’evoluzione del Pantheon come un atlante storico in movimento.
Il modello dell’area dialoga con i supporti digitali, offrendo una visione stratificata del monumento e del suo contesto urbano.
La visita, cui si accede dall’esterno con fila separata dal lato destro del tempio, si conclude ammirando l’interno degli spazi monumentali della Rotonda.

Corredo fotografico: Cynthia Beccari

www.scuderiequirinale.it
www.arapacis.it
https://direzionemuseiroma.cultura.gov.it 

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