giovedì 23 Aprile 2026 - 17:47

Kel 12, propone un tour tra Brasile, Paraguay, Argentina e Bolivia, sulle orme del mitico Antonio Raposo Tavares

Per scoprire chi era Antonio Raposo Tavares, si rende necessario ripercorrere parte del viaggio di 10mila km che quest’uomo compì tra il 1647 ed il 1651; si tratta di un itinerario attraverso foreste, piccoli villaggi, missioni di Gesuiti, alla scoperta di un Sudamerica inedito, lontano dall’immaginario comune.  Fra il 1500 e la fine del 1700, in Sud America i bandeirantes, esploratori coloniali portoghesi e brasiliani, percorrevano in lungo e in largo il continente alla ricerca di schiavi e di ricchezze, conquistando territori e compiendo anche efferatezza di vario genere.
Fra i bandeirantes più conosciuti spicca la figura leggendaria e controversa di Antonio Raposo Tavares, che attorno alla metà del 1600 compì un viaggio di oltre 10.000 chilometri in cerca di oro, minerali preziosi e schiavi seguendo i corsi dei fiumi, principalmente il Rio Paraguay, il Rio Grande, il Rio Mamoré, il Rio Madeira e il Rio delle Amazzoni.
Paolo Brovelli, scrittore ed esperto Kel 12, gli ha dedicato un libro e un itinerario che ripercorre in parte le sue tracce: un viaggio nello spazio e nel tempo, per cercare di carpire un segreto custodito da secoli.
Il viaggio parte inevitabilmente dal Brasile ed in particolare da Rio de Janeiro e tocca poi le leggendarie cascate di Iguazù, ma è nel cuore del continente latinoamericano che si concentrano le vere sorprese di questo viaggio: la missione di San Ignacio Mini, un sito archeologico di grande fascino, dove, ad accogliere i visitatori restano parte degli antichi edifici e degli imponenti muri della facciata della chiesa, decorata con elementi architettonici e scultorei in barocco guaranì, uno stile meticcio che univa elementi di ispirazione europea e motivi indigeni. Fino al 1700 inoltrato vissero qui oltre 4000 fra indigeni e padri gesuiti che riuscirono a resistere agli assalti dei bandeirantes.
Passando il confine con il Paraguay appare la Santísima Trinidad de Paraná, un’altra missione di Gesuiti che, secondo i racconti degli antichi abitanti del luogo, era la missione più bella e sfarzosa di tutta l’area. E, stando a quanto si può vedere, il racconto non doveva essere molto distante dalla realtà: ancora oggi infatti, varcandone la soglia, si è colpiti dalle splendide decorazioni in pietra sopra l’altare e dai fregi e dalle sculture che adornano le porte che conducono alle sagrestie.
Ma nel viaggio è previsto anche spazio per la natura lussureggiante del Pantanal, la più grande zona umida ed ecosistema unico al mondo: 230.000 chilometri quadrati che formano la più vasta pianura alluvionale al mondo, in cui si incontrano i fiumi Paraguai, Cuiaba, Piriqui e San Lorenzo, oltre a migliaia di canali. Nel Pantanal sono le acque a regolare il ritmo della vita di uomini e animali: la stagione delle piogge dura da dicembre ad aprile, ma la pianura rimane inondata fino a maggio, quando l’acqua si abbassa lentamente. In questo ambiente naturale sorprendente vivono 650 specie di uccelli, 300 specie di pesci, circa 190 specie di mammiferi e 170 specie di rettili, fra cui l’anaconda gigante, il giaguaro, il puma, il formichiere gigante e l’ara giacinto.
Oltre il confine boliviano attende il Tren de la Muerte: un nome inquietante per quello che attualmente è un normale treno che scorre senza fretta nella regione orientale della Bolivia ma che, anticamente, era il mezzo utilizzato per il trasporto dei malati di febbre gialla.
Continuando a seguire le orme di Antonio Raposo Tavares si arriva in vista delle missioni di Ciquitos: le chiese di San José, Santa Ana, San Miguel, San Rafael, Concepcion e San Javier, costruite da abili artigiani locali sotto la direzione dei gesuiti, sono un esempio originale di fusione fra stile barocco centro europeo e creatività indigena; dopo un lungo abbandono sono state oggetto di un accurato lavoro di restauro ed a differenza delle altre missioni incontrate durante il viaggio, questi edifici religiosi sono luoghi vivi e aperti al culto e costituiscono il cuore pulsante delle comunità chiquitane.
Santa Cruz de la Sierra è l’ultima tappa del viaggio: poco distante si trova la missione di San Javier, la più antica tra le missioni gesuitiche della Bolivia, che custodisce bellissimi affreschi, colonne lignee riccamente lavorate e altari decorati con lamine d’oro, in cui riecheggiano da secoli i passi dell’esploratore mercenario.

www.kel12.com

(i.c.)

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