In Calabria, poggiato al confine con la Basilicata di spalle le maestose montagne della catena del Pollino prospicienti il Mare Jonio, sul versante a mare a nord della provincia di Cosenza, il territorio dell’Alto Jonio Consentino conserva
gelosamente un patrimonio di natura incontaminata, acque cristalline, arte, cultura e tradizioni ed una radicata impronta agricola e rurale che denota e caratterizza i borghi in particolare quelli abbarbicati sui monti che lo circondano.
La proverbiale autenticità e spirito di ospitalità della gente di questo territorio che si intreccia con la particolare singolarità dei paesaggi, inducono il turista ed il visitatore a calarsi in un mondo davvero unico, caratterizzato e segnato da una storia millenaria ma, contemporaneamente, dalla semplicità dei riti e dei gesti quotidiani propri di questa terra di più genti e crogiolo di tante culture.
Un patrimonio culturale da vivere attraverso i luoghi, l’arte, la gastronomia, le feste, il folklore e gli eventi che si susseguono durante tutto l’anno.
Ogni itinerario percorso nell’area dell’Alto Jonio Consentino, propone suggestioni ed indimenticabili esperienze in
cui calarsi e da vivere intensamente fruendo della immanente scenografia che il territorio propone e della proverbiale ospitalità della gente.
E quale migliore inizio di viaggio può essere costituito da un primo assaggio delle eccellenze enogastronomiche di questo territorio; è il caso di Roseto Capo Spulico, Comune strutturato tra costa e sopramonte il cui territorio è ricompreso tra i torrenti Cardona e Ferro, noto per il mare cristallino e pulito, si sviluppa in due agglomerati urbani distinti. Il centro storico, abbarbicato su un costone roccioso che racchiude importanti testimonianze di insediamenti normanni costituite in particolare dall’incombente Castrum Roseti, edificato durante la dominazione normanna e dal muro di cinta. E la Marina, tratto di litorale tipicamente balneare ad andamento stagionale, sovrastata a dal Castrum Petrae Roseti (Rocca Templare).
Mentre la peculiarità e qualità gastronomica della cucina locale è determinata dalla individuazione dalla identificazione di sei prodotti a denominazione DeCo di Roseto; si tratta della pitta liscia (pane a forma di ciambella), delle dolci ciliegie, dell’olio extravergine d’oliva, della salsiccia, del filettuccio e della soppressata, tutti salumi che vantano un’attenta ed accurata produzione casalinga. Tra i maggiori produttori di queste squisitezze De.Co. è da segnalare l’azienda D.R. SrL, che produce i più autentici salumi ed insaccati di questo territorio, rispettando rigidamente il disciplinare De.Co. di ciascuno di essi ed utilizzando carni di suini allevati nei territorio limitrofi ed altri prodotti tra cui un’apprezzata marmellata di ciliegie pure insignite della De.Co. . In questo caratteristico borgo, per una sosta si può soggiornare in alcuni b&b situati, nel centro storico, come “La Piazzetta”, con vista mare, “La testuggine” ma anche in un agriturismo “La
Volpe”, posto a pochi minuti più sopra del centro storico, in cui il pane ancora viene cotto in un forno di pietra ed in cui è possibile fare equitazione e lunghe escursioni sulle cime circostanti oltre a godere di una cucina casalinga molto gustosa fatta di piatti con prodotti della migliore produzione e tradizione locali. Oppure trascorrere un periodo di vacanza nel moderno ed attrezzato Relais Roseto Capo Spulico posizionato su una splendida terrazza naturale che sovrasta l’incantevole Golfo, soggiornando in una delle lussuose ville in stile mediterraneo situate attorno alla piscina. Nella stessa area si trovano la zona idromassaggio, il ristorante, il bar. Il Relais dispone inoltre di un campo da calcetto, un campo da tennis, un anfiteatro, un centro congressuale e un centro benessere/Spa. Mentre, in Marina, tra gli altri, non può mancare una visita all’attrezzato Lido Tamarix in cui, oltre alla tranquilla vacanza balneare si possono abbinare squisiti momenti
gastronomici di stagione come la preparazione del tonno appena pescati lungo le rive della Marina rosetana. Mentre, da qualche tempo, per gli amanti della vela, è attivo il Circolo Vela di Roseto con sede operativa proprio sul ciottolato della Marina.
Quindi, percorrendo la SS 106, ci si può arrampicare fino ad Albidona, grazioso borgo di leggendaria fondazione attribuita ad alcuni profughi scampati alla guerra di Troia, il cui territorio comunale si estende sul versante orientale della catena del Pollino e, degradando al mare, dalle pendici del monte Sparviere e lungo i tracciati dei torrenti Pagliara ed Avena, giunge fino alla costa. Nel centro storico del borgo sono visitabili i resti delle mura del castello, la chiesa di San Michele Arcangelo e la chiesa di S. Antonio da Padova. Mentre, in località Piana dei Monaci, è situata la postazione di guardia Torre di Albidona del XVI° secolo, nell’area è stato realizzato un attrezzato eco-agriturismo che
prende il nome dalla Torre in cui si gode di un’invidiabile vista sul mare Jonio e delle vette circostanti.
Altro borgo caratteristico che merita una visita è Oriolo, adagiato su un pianoro ubicato nell’alto bacino del torrente Ferro a circa 500 metri s.l.m., con un territorio che si estende fino alle pendici del preappennino calabro-lucano. Anche questo paese, che vanta storia e tradizioni antiche, possiede un castello di origine medioevale e prospiciente, attualmente in corso di ristrutturazione, la chiesa di San Giorgio ed il restaurato Palazzo Giannatasio, visitabile, che contiene preziose testimonianze della tradizione locale. Quindi, ai piedi del castello si apre il rione più antico del paese, costruito sopra una roccia a strapiombo, le cui caratteristiche viuzze sono state scavate nella roccia. Mentre, nella tra le produzioni di eccellenza di ambito comunale, è da menzionare l’azienda agricola biologica Santa Marina che produce un apprezzato e particolare Amaro Ulivar tratto dalle olive coltivate negli stessi uliveti aziendali.
Andando verso nord, quasi al confine con la Basilicata, si incontra il borgo di Nocara situato a circa 870 metri s.l.m. e tra i paesi ubicati più in altura dell’intero Alto Jonio, il cui territorio comunale scende dalle pendici del corpo roccioso su cui è edificato, per scendere verso le vallate del torrente Canna e del fiume Sarmento. Anche per questo borgo sono tratte leggende sulla sua edificazione risalenti ai profughi della guerra di Troia, ed in particolare ad Epeo, costruttore del cavallo che per merito di Enea, inganno i troiani. In paese, da cui si gode una vista spettacolare del Massiccio del Pollino e del Golfo di Taranto, sono visibili le rovine del castello Lagarino, la chiesa dedicata a San Nicola di Bari e la chiesa dell’Annunziata, mentre le case del centro storico mostrano numerosi e caratteristici portali lavorati. Non distante dal paese sorge il convento di Santa Maria degli Antropici di origine cinquecentesca ed in alcuni dei locali, recentemente sapientemente ristrutturati, sono stati ricavati un albergo ed un ottimo ristorante che propone una cucina rispettosa delle produzioni agricole locali fatte di sapori e profumi tipici.
Mentre nei dintorni sono state rinvenute tracce di insediamenti di epoca magno-greca ed altri di origine longobarda.
Quindi, scendendo verso il mare, si incontra il borgo di Canna che deve il nome ai Coni, genti antiche che colonizzarono l’area. Il territorio comunale, a spiccata vocazione agricola rurale, è situato sulla fascia collinare pedemontana dell’Alto Jonio, che ricomprende anche la valle dell’omonimo torrente. Il caratteristico centro storico, che si sviluppa intorno alla chiesa parrocchiale, offre ai visitatori e turisti numerosi ed interessanti scorci medioevali, rinascimentali e barocchi, sapientemente fusi tra loro mentre le facciate di diversi palazzi, alcuni dei quali in corso di recupero, esibiscono portali in pietra finemente decorati e scolpiti che testimoniano la grande perizia tecnica degli artigiani locali. Ed ancora, nel territorio comunale si trovano diversi antichi mulini ad acqua lungo le sponde del torrente Canna, ma nel Palazzo Jelpo ne sopravvive uno a carbone risalente ai primissimi del ‘900. Il mulino, da poco restaurato a cura dell’Amministrazione comunale, è collocato all’interno del centro storico, in aderenza con il palazzo gentilizio di
proprietà comunale e denominato Palazzo delle Culture e dell’Ospitalità. Al suo interno si compone di impianti, veri pezzi storici, costituiti dal mulino a palmento, quello a cilindri fino a quello a martelli. Infine, una visita merita, per l’ambiente naturale ed il silenzio rotto solo dal canto degli uccelli, l’oasi naturalistica di Commaroso.
Ed ancora più in basso, bordeggiando il corso del torrente Canna, si apre alla vista Rocca Imperiale, una vera e propria porta d’ingresso della Calabria nord-orientale. Il territorio comunale si estende dalle ultime propaggini del Massiccio del Pollino, giù fino alla costa, affacciandoli sulla pianura meta pontina. Il centro storico del paese è situato su di un poggio roccioso sovrastato da un castello di origine medioevale, costruito da Federico di Svevia da cui il paese trae il nome. Mentre la Marina comunale, che si estende per sette chilometri nei pressi del centro storico incombente
ed in cui sono visibili i resti di una torre di guardia, dispone di strutture e servizi in grado di rispondere alle esigenze balneari dei turisti. Visitabili, nel centro storico, la chiesa duecentesca di S. Maria Assunta, la chiesa di Sant’Antonio con annesso convento dotato di chiostro e giardino e la chiesa della Congregazione di San Giovanni Battista. Inoltre, nei dintorni del paese sono visibili testimonianze archeologiche interessanti ed in località Contrada Cesine sorge il santuario di Santa Maria della Nova.
Da qui, dopo un breve tratto di SS 106 percorso verso sud, contornato dai canali Rendesi e Cadorna, è ubicato il borgo di Montegiordano che sorge in una invidiabile posizione collinare, degrada senza soluzione di continuità verso il mare sul cui tratto di costa accoglie un rilevante flusso turistico estivo. Mentre nel centro storico, definito anche il paese dipinto per i numerosi
murales che affrescano le pareti di tante abitazioni realizzati dall’artista locale, Franco Lateana, si possono ammirare diversi palazzi nobiliari e piccole cappelle, offre ai visitatore una suggestiva passeggiata inerpicandosi tra le viuzze e piazzette, sulla maggiore della quali di affaccia la chiesa di Sant’Antonio da Padova. Mentre, sul Piano delle Rose sorge un castello secentesco nelle cui vicinanze si può ammirare un’antica cappella gentilizia dedicata alla Madonna del Carmine.
Altro borgo suggestivo, raggiungibile da Roseto Capo Spulico inerpicandosi per le colline, è Castroregio, situato all’interno del versante orientale del Gruppo del Pollino, su di un’altura posta tra il torrente Ferro mentre più sotto si estende la fiumara Straface. E’ annoverato tra i paesi di lingua e cultura arbresh
che ancora oggi conserva una forte identità albanese, nella lingua, negli usi sociali, nei costumi delle cerimonie religiose e nei paramenti dei sacerdoti per le celebrazioni in rito greco-ortodosso. Il nome del borgo deriva dalla presenza di un castello, il Castrum regium che sorgeva su un promontorio attualmente occupato dal paese. Suggestiva potrà essere una visita alla Chiesa Madre, ammirare i palazzi gentilizi ed in particolare, Palazzo Camodeca, la chiesa di San Rocco oltre alle caratteristiche case in pietra in muratura a secco del centro storico. Mentre sul limitare del paese è situato il Bosco Foresta, ricco di farnie ed altri arbusti secolari, in cui sorge la cappella bizantina della Madonna della Neve in cui vengono tuttora celebrati matrimoni seguendo i canoni della più spiccata ortodossia del rito, nei simboli religiosi e nei costumi. Inoltre, il paese
ospita la sede del primo Centro di Educazione Ambientale della Calabria.
Ed ancora, scendendo verso la parte meridionale dell’Alto Jonio, si incontra il paese di Villapiana è strutturato in tre agglomerati urbani; il centro storico che sorge a circa 200 metri di altitudine e degradando, giunge fino alla pianura litoranea, in cui insistono la Frazione Marittima della cittadina e lo Scalo. Il centro storico è attraversato da suggestive viuzze e sono da apprezzare i ruderi di un monastero con annesso orto, quindi il monumento alla Madonna della via e piazza Dante, centrale al paese ed il Palazzo dei Sanseverino. Altri ruderi testimoniano la passata presenza di un castello oltre i quali si può ammirare la Chiesa Madre, intitolata alla Madonna del Piano. Inoltre il centro storico racchiude alcune altre emergenze storico-architettoniche come antiche residenze nobiliari e palazzi gentilizi come la
Casa dell’Americano ed il Palazzo gentile, che meritano una visita. Mentre il litorale comunale, con la dominante e restaurata Torre Saracena, della lunghezza di otto chilometri, racchiude in sé le tre tipologie di spiaggia presenti in Calabria; di sabbia fine con fondali molto bassi, sabbia più granulosa e spessa, ghiaiosa al limite e fondali gradatamente profondi ed un tratto di spiaggia con sabbi e fondali profondi. L’intero litorale si apprezza per l’alternanza di tratti di spiaggia libera ad altri attrezzati per la presenza di stabilimenti balneari che offrono ogni tipologia di servizi e di ristorazione.
L’itinerario proposto, può essere concluso al pari della strada che da Villapiana conduce a Platàci, altro borgo di lingua e tradizioni e cultura arbresh, noto anche per avere dato i natali agli avi di Antonio Gramsci, cui sono dedicati gli Itinerari Gramsciani. Centro a prevalente vocazione agricola, è situato a 950 metri di altitudine e venne fondato intorno alla fine del ‘400, da profughi albanesi. Per questo la popolazione, a distanza di secoli dall’insediamento conserva ancora gelosamente tradizioni, lingua e costumi albanesi. Così, inoltrandosi per le vie del borgo, si può ammirare il monumento all’eroe albanese, Skanderberg, la chiesa parrocchiale dedicata a S. Giovanni Battista con torre campanaria e la chiesa della Madonna di
Costantinopoli. Intorno al paese dimorano numerosi boschi di indubbio valore paesaggistico ed ambientale tra cui il bosco di Lago Foriano che rappresenta l’oasi naturalistica più interessante del monte Sparviere per la presenza del lupo e di qualche esemplare di aquila reale.
Un territorio, quello dell’Alto Jonio Cosentino da valorizzare ulteriormente attraverso le specificità locali e lo sviluppo di un turismo sostenibile rispettoso dell’essenza dei luoghi e delle genti di questo territorio. Ed in questo è impegnato anche l’attivo e propositivo GAL Alto Jonio Federico II° che, in stretta collaborazione con le amministrazioni locali, sostiene e stimola iniziative e politiche di riqualificazione dei borghi, l’istituzione di itinerari turistici sia storici che culturali ma anche religiosi ed enogastronomici.
Per determinare nel tempo le condizioni di rilancio di tutto il territorio che possa consentire lo sviluppo non solo economico di questa significativa parte di provincia cosentina.
www.galaltojonio.it
www.beblatestuggine.it
www.lapiazzettaroseto.it
www.torredialbidona.it
www.lidotamarix.it
www.ulivar.it
www.salumicalabresi.it
www.mediterraneantourism.it
www.agriturismolavolpe.it
www.capospulico.com
(Piergiorgio Felletti)


















